Fra le emozioni primarie, la rabbia, è forse quella verso la quale abbiamo più preconcetti. Nelle società contemporanee la rabbia non trova posto, anche perché esiste l’abitudine, ormai radicata, a classificare le emozioni in positive o negative. La rabbia l’abbiamo messa insieme a quelle negative, che non sta bene provare. Se osserviamo meglio le emozioni primarie, scopriamo che ci sono delle emozioni che attivano il nostro sistema psicofisico, mentre ce ne sono altre che lo inibiscono: la rabbia è iperattivazione del corpo e della mente. Per comprendere più efficacemente in che modo la percezione degli stati emotivi possa cambiare il nostro stato mentale, occorre osservare la chimica delle emozioni.
I sentimenti
Le cinque emozioni primarie (gioia, rabbia, paura, tristezza e disgusto) vengono generate nel nostro continuum mentale, a partire da un complesso sistema chimico di interazione fra i nostri sensi e gli stimoli esterni. Questa relazione viene rielaborata dal cervello dando origine alle emozioni secondarie (invidia, vergogna, rimorso, delusione, offesa, odio, nostalgia, speranza, gelosia) più complesse, che presentano una sfumatura soggettiva, di carattere socio-culturale, riguardo alle esperienze vissute. Quando una percezione emotiva si fissa nella nostra memoria, perché tendiamo ad attaccarci o a rifiutare quella specifica emozione, allora creiamo un traccia: l’esperienza emotiva. L’esperienza emotiva potrà generare un condizionamento che influenzerà le nostre azioni future. In questo modo il nostro cervello tende a rielaborare la memoria emotiva a fronte di nuove esperienze, creando così la sfera dei sentimenti, il cui nucleo è quel qualcosa che chiamiamo affettività. Il nucleo affettivo ci permette ad esempio, di provare empatia per l’altrui condizione mentale e di creare delle relazioni sociali stabili.
La chimica delle emozioni
Il substrato primario di tutto questo complesso mondo degli stati mentali, è di natura essenzialmente chimica. La chimica è il modo degli esseri umani di schematizzare e padroneggiare fenomeni naturali che evolvono secondo precise informazioni e leggi. Le reazioni neurovegetative che s’innescano a fronte di uno stimolo, interno o esterno (che chiamiamo emozioni), sono generate da due sistemi presenti nel nostro organismo:
-
- Il sistema nervoso centrale: il cervello che riceve gli stimoli sensoriali e li rielabora, rilasciando alcuni mediatori chimici che conosciamo come neurotrasmettitori.
-
- Il sistema endocrino: che viene stimolato dai neurotrasmettitori e che in risposta produce specifiche classi di ormoni. Gli ormoni attivano, o inibiscono, alcuni organi del corpo fisico in modo che possano fornire la risposta comportamentale più adatta, al fine di garantire la sopravvivenza dell’organismo.
Molti di questi mediatori chimici li conosciamo e sempre più entrano a far parte dei termini che utilizziamo quotidianamente. Alcuni hanno funzione stimolante, altri inibitoria, vediamo alcuni:
-
- La serotonina: potenzia l’efficacia dei collegamenti neuronali, agendo nello spazio sinaptico. Dalla serotonina dipende l’efficienza di alcune aree cerebrali, come ad esempio la corteccia. La sua carenza può innescare lo stato depressivo.
-
- Le endorfine: le abbiamo definite degli oppioidi endogeni, perché hanno lo stesso effetto dell’oppio sull’organismo, generano un profondo e diffuso senso di benessere.
-
- La dopamina: è un neurotrasmettitore che può svolgere sia una funzione stimolante che inibitoria, a seconda del recettore neuronale che la intercetta. Si tratta di una molecola fondamentale per alcune funzioni importanti, come il movimento, l’attenzione, l’apprendimento e la dipendenza (attaccamento).
-
- L’istamina: viene rilasciata a livello neuronale quando il nostro normale stato di attenzione vira verso la stato di allerta, di preoccupazione o ansietà, decretando l’attivazione simultanea di diverse aree cerebrali, coinvolte nella risposta allo stimolo percepito.
- L’adrenalina: a seguito della percezione dello stato di allerta, decreta un’ attivazione del sistema cardiocircolatorio e del sistema nervoso centrale, ottimizzando così le prestazioni fisiche e cognitive a fronte di una minaccia imminente.
-
- La melatonina: insieme all’adenosina, regola il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno, fondamentale per la salute del sistema nervoso e di tutte le cellule del nostro corpo in quanto regola il ritmo circadiano del’organismo.
Ecco invece alcuni esempi di ormoni che hanno un ruolo primario in relazione alla percezione delle emozioni primarie:
-
- Il cortisolo: spesso definito ormone dello stress, svolge una funzione stimolante in presenza di stati di allerta reale o potenziale. Viene prodotto in grandi quantità quando ci sentiamo in pericolo, a disagio e proviamo insicurezza. Assolve un ruolo importante anche come inibitore, per il risparmio delle energie fisiche e psichiche, in vista di massimizzare gli sforzi prolungati, come nel caso di lunghi periodi di astinenza da cibo o acqua.
-
- Il testosterone: è l’ormone dell’aggressività e dell’attività prolungata. Ci rende attivi e aumenta il livello di attenzione, aumentando così la nostra capacità di comprensione e controllo della situazione.
-
- L’ossitocina: lo abbiamo definito l’ormone dell’attaccamento. Viene rilasciato in grandi quantità nel corpo delle gestanti, creando il senso di attaccamento della madre verso la prole. A tutti gli effetti si tratta dell’ormone della socialità, e della gentilezza amichevole. Ci permette di instaurare delle relazioni stabili e di essere accoglienti e gentili verso gli altri.
A questo punto è importante ricordare che entrambi, neurotrasmettitori ed ormoni, vengono rilasciati nell’organismo quando le emozioni sono generate e noi iniziamo a percepirle, decretando così delle reazioni neurovegetative che coinvolgono in varia misura gli organi interni, modificandone il funzionamento. Questo crea molte sensazioni diverse e diffuse, nelle varie regioni del corpo.
Dove nascono le emozioni
Il rilascio nel corpo di neurotrasmettitori ed ormoni in risposta a fenomeni esterni o interni, avviene in un modo predefinito, decretato da un lungo processo di selezione naturale degli stimoli necessari più utili alla sopravvivenza della specie. Oggi sappiamo che le emozioni primarie sono generate nel livello sottocorticale del nostro cervello, nella regione del sistema limbico. Questa regione si trova in uno strato abbastanza antico del nostro cervello, ed è per questo che le emozioni primarie innescano reazioni anche molto intense dalla rapida insorgenza e dal rapido riassorbimento: perché nascono in relazione alla percezione di situazioni di emergenza. Le emozioni secondarie invece, più connesse alla nostra breve esperienza soggettiva, si formano più lentamente, stratificandosi nel tempo. Sono anche più durature delle emozioni primarie perché vengono mediate dalla corteccia frontale, che ne rielabora in parte il contenuto e la funzione reale. Le emozioni secondarie infatti sono più connesse alla sopravvivenza dell’individuo nel contesto sociale e storico che si trova a vivere, per questo sono spesso in conflitto con le emozioni primarie e possono regolarne gli impulsi profondi. Non è un mistero che nelle società di esseri umani i bisogni e gli impulsi individuali passano in secondo piano, rispetto ai bisogni e alle esigenze della collettività.
Cos’è la rabbia
Appare ora più chiaro come la rabbia sia, fra le emozioni primarie, quella che sperimentiamo più spesso nel contesto storico e sociale nel quale ci troviamo a vivere. Per moltə di noi, oggi, la rabbia è la risposta aggressiva dell’individuo ad una situazione che richiede di raccogliere e concentrare tutte le energie disponibili, al fine di ribellarsi ad una situazione di pericolo o per far rispettare la propria posizione sociale, i propri valori e le proprie idee. Purtroppo questa è solo l’interpretazione più superficiale e diffusa, mentre, per nostra fortuna, la rabbia ha molto altro da insegnarci.
Una risorsa preziosa che non sappiamo come utilizzare
Come tutte le emozioni primarie, anche la rabbia ha senso soltanto se la prendiamo per ciò che è: una complessa struttura informativa che ci mette al corrente della situazione attuale in cui ci troviamo. Non possiamo mentire alle emozioni. Magari siamo stanchə e distrattə, e non riusciamo a percepire con chiarezza in che situazione ci troviamo, così arriva un’emozione primaria e subito nel nostro sistema psico-fisico tutto cambia e noi siamo costrettə ad aprire gli occhi e ad agire in relazione al contesto. La rabbia ci mette soltanto al corrente che fra un bisogno del nostro organismo e la risorsa che può soddisfarlo, c’è un ostacolo. Da qui in poi la macchina biochimica endogena, attiva il nostro sistema per interagire con l’ostacolo in maniera tale da farci raggiungere la risorsa di cui abbiamo bisogno. La rabbia quindi è una risorsa preziosa che abbiamo costantemente a disposizione. Ogni volta che nella nostra vita quotidiana contattiamo una difficoltà, un problema da risolvere, un ostacolo di qualsiasi natura, allora ci sarà la rabbia ad attivare tutto il nostro organismo per concentrare le energie creando in noi una forte determinazione a raggiungere ciò di cui abbiamo bisogno. Da questo punto di vista la rabbia è l’emozione della determinazione e della tenacia, due qualità fondamentali per tenere in vita un organismo.
Rabbia e aggressività sono la stessa cosa?
Quando proviamo rabbia, nel nostro organismo c’è già in circolo un bel mix di molecole che sta creando le basi per la nostra azione nella realtà del nostro vissuto. Grazie all’istamina, all’adrenalina, al cortisolo e al testosterone, sperimentiamo una forte sensazione di tensione generale. Il battito del cuore aumenta, i muscoli si tendono riempiendosi di sangue, il respiro diventa veloce, il sangue aumenta nella zona della testa per fare arrivare più ossigeno alle cellule neuronali, e molto altro accade affinché tutto sia pronto per creare la strategia migliore per raggiungere la nostra risorsa, che si trova al di là dell’ostacolo percepito. A questo punto abbiamo due strade da seguire: una è quella del comportamento aggressivo, se percepiamo l’ostacolo come una minaccia e proviamo paura per noi stessə; l’altra strada è quella dell’osservazione e quindi della comprensione della natura dell’ostacolo. Seguendo questa seconda via abbiamo l’opportunità di trasformare ogni ostacolo in una risorsa, entrando in dialogo e trovando una mediazione con l’ostacolo stesso. In questo senso trasformiamo l’aggressività (aggregare al sé) in integrazione, inglobando l’ostacolo e trasformandolo così in una risorsa.
Trasformare la rabbia in meditazione
Più di 2.500 anni fa il Buddha Siddhartha Gautama scoprì l’importanza del meditare sulle sensazioni fisiche. Meditando sviluppiamo la capacità di concentrare la nostra attenzione per indagare la natura profonda di qualsiasi fenomeno. Ogni volta che un’emozione si manifesta, noi ce ne accorgiamo perché nel corpo iniziano ad essere presenti molte diverse sensazioni. Ad esempio alcune delle sensazioni più grossolane che possiamo percepire quando contattiamo la rabbia sono: la tensione fisica in alcune aree del corpo, il calore, il senso di costipazione e la necessità di rilasciare la tensione che si accumula, i visceri che si contraggono, ecc. Quando percepiamo queste sensazioni fisiche allora abbiamo una grande opportunità d’interrompere la catena delle reazioni mentali agli eventi che sperimentiamo vivendo. Se la nostra mente è confusa, offuscata e perennemente agitata, allora difficilmente ci renderemo conto delle sensazioni, che pure sono presenti in tutto il nostro corpo, così soltanto quando sarà troppo tardi ci sentiremo così arrabbiatə che non potremo fare altro che esplodere, sfogandoci con chi c’è intorno a noi. Se invece quotidianamente coltiviamo l’osservazione equanime delle sensazioni fisiche, ci renderemo conto con molto anticipo del processo della rabbia che si sta innescando. Avremo così tutto il tempo di capire che siamo di fronte ad un ostacolo, potremo individuarne la natura, instaurare un contatto ed un dialogo con l’ostacolo, e trovare una via di mediazione per raggiungere la nostra risorsa o almeno la consapevolezza che deriva dall’aver osservato e compreso qual’è l’ostacolo. Questa è la pratica della calma. La calma che ci permette di gestire la rabbia, è la pace mentale, non possiamo trovarla da qualche parte, è necessario coltivarla e farla germogliare nella nostra mente, avendo cura di irrigarla con la nostra attenzione, ogni giorno.
I problemi, le difficoltà e la terza via
Nel vivere la nostra esperienza di vita quotidiana entriamo costantemente in contatto con molte difficoltà e ostacoli, più o meno grandi. Ogni giorno possiamo sperimentare una forte dose di frustrazione e accumulare grandi tensioni, proprio perché non sappiamo cosa fare al cospetto di emozioni come la rabbia. Così, il più delle volte, non facciamo nulla o esplodiamo in mille pezzi. La via dello yoga e della meditazione ci permettono di trovare sempre la terza via, la relazione che unisce gli estremi di ogni scelta. Tra l’inazione e la reazione c’è una terza possibilità: la disciplina della contemplazione. Il senso della parola disciplina è per le società occidentali molto lontano dal suo reale significato. Disciplina deriva da discepolo, sono discepoli coloro che stanno imparando. Quindi disciplina è la continua disposizione a rendersi sempre capaci di apprendere da ciò che accade. Se siamo disciplinati allora significa che stiamo imparando da noi stessə, dal nostro vivere con attenzione vigile e sempre rinnovata.
Rajas
La rabbia è rajas, uno dei tre guṇa, un concetto che riguarda la cosmogonia e la psicologia sviluppato dalla scuola filosofica indù Sāṃkhya. I guṇa sono tre (rajas, tamas, sattva) componenti fondamentali di tutto ciò che è manifesto (prakṛti) e percepiamo attraverso i sensi. Rajas è una tendenza, un movimento, una qualità innata, archetipica che dà origine all’energia, all’azione, alla trasformazione. Rajas è l’energia che produce il cambiamento, lo sconvolgimento, la creatività: è la metamorfosi. Quando Rajas predomina si verificano turbolenze, squilibri, dissonanze e tutto deve riorganizzarsi per poi riconfigurarsi in una modalità che permetterà di aggirare, o superare la turbolenza, ristabilendo l’equilibrio temporaneo delle forze in gioco (sattva). Rajas è l’entropia che conduce la materia, temporaneamente aggregata, alla disintegrazione, alla perdita delle certezze, degli equilibri, delle informazioni che la tengono insieme: è grazie a rajas che la creazione viene sostenuta, è continua ed eterna ai nostri occhi di viventi. Lo sappiamo già da molto tempo e oggi troviamo nuove conferme: la rabbia è il motore dell’evoluzione e la scintilla che tiene accesa la continua omeostasi del nostro corpo fisico. Forse, alla luce di questi fatti, possiamo provare a far pace con la rabbia e a guardarla con occhi meno diffidenti e giudiziosi.
Buona rabbia a te che leggi.
