Il grande sentire

Un atomo nell’universo

Ecco le onde che si frangono
montagne di molecole
ciascuna ottusamente intenta ai fatti suoi
milioni di milioni, divise,
eppure formano spuma bianca, all’unisono.
Un’era dopo l’altra
prima che occhi potessero vederle
anno dopo anno
rimbombare contro la riva come ora.
Per chi, per cosa?
Su un pianeta morto
senza nessuno a osservare.
Senza posa
torturate dall’energia
sperperata prodigiosamente dal Sole
riversata nello spazio.
Una pulce fa ruggire il mare.
Nelle profondità marine
tutte le molecole ripetono
la struttura delle altre
finché se ne formano di nuove e più complesse.
Queste ne creano altre come loro
e una nuova danza ha inizio.
Crescendo in dimensioni e complessità
esseri viventi
masse di atomi
DNA, proteine,
danzano in strutture sempre più intricate.
Fuori dalla culla
sulla terra asciutta
eccolo
in piedi:
atomi con la coscienza
materia con la curiosità.
Di fronte al mare
pieno di stupore: io
un universo di atomi
un atomo nell’universo.

Questa meravigliosa poesia fu scritta da Richard Feynman (New York, 11 maggio 1918 – Los Angeles, 15 febbraio 1988) un fisico e divulgatore scientifico. Fu insignito del premio Nobel per la fisica nel 1965 per l’elaborazione della teoria sull’elettrodinamica quantistica, che permise di elaborare un diagramma, largamente utilizzato in seguito, per la rappresentazione delle relazioni matematiche che descrivono alcuni comportamenti delle particelle subatomiche, il diagramma Feynman appunto.

Richard continuando ad essere per tutta la sua vita un uomo di scienza, sviluppò molto la capacità di concentrarsi sulla realtà che si manifesta ai sensi dell’essere umano. Proprio come chi medita. Come molti altri esseri umani che entrarono nella storia per aver dedicato la loro esistenza alla ricerca scientifica, un giorno della sua vita si accorse di aver cambiato irrimediabilmente il suo modo di vedere le cose. Si sentì pervaso da un sentire nuovo, mistico, onnipervasivo, che si trova nelle profondità della mente umana.

Questa serie di parole che mise in fila per descrivere il suo sentire così vasto e indescrivibile, rende bene l’idea di quel sentimento che venne descritto dal premio Nobel Romain Rolland (Clamecy, 29 gennaio 1866 – Vézelay, 30 dicembre 1944) come “Sentimento Oceanico”.

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